Festa della montagna 2026

Un abbraccio lungo cinquant’anni

Cinquanta edizioni non si raggiungono per caso. Si costruiscono un anno alla volta, con mani disponibili, con la stessa ostinazione gentile di chi pianta un albero sapendo che i frutti non sono solo suoi.

La 50ª Festa della Montagna del Gruppo Sella si è svolta tra il 18 e il 25 aprile, distribuita su più appuntamenti come si addice a una celebrazione che aveva molto da raccontare.

SABATO 18 APRILE - la festa comincia

La prima serata ha aperto con lo stand gastronomico e la mostra fotografica già allestita e visitabile, capace di raccontare mezzo secolo di Sella come solo le immagini sanno fare, senza commenti, senza didascalie necessarie.

Una novità ha subito catturato grandi e piccoli: grazie agli amici di Whitewall, un selfie mirror ha trasformato la serata in un piccolo studio fotografico a cielo aperto. Più di 400 fotografie scattate, sorridenti, scomposte, genuine, ognuna stampata sul momento e portata a casa come ricordo concreto. Uno per uno, quei 400 scatti andranno ad alimentare l’archivio della memoria del gruppo: un patrimonio visivo che racconta chi eravamo in questa notte di festa.

DOMENICA 19 APRILE - MESSA, DIALOGO e MUSICA

La mattina ha riunito tutta la comunità, con i bambini del catechismo protagonisti di una messa partecipata e sentita. Dopo la funzione era prevista la piantumazione della roverella all’Orto della Pace, un momento atteso, pensato per essere vissuto con le voci e i sorrisi dei bambini. La pioggia, fedele ospite di ogni Festa della Montagna, ha però avuto un’idea diversa. L’appuntamento con quell’albero è rimandato, non perso.

La sera ha portato il dialogo tra i giovani e don Fabio Corazzina, sacerdote bresciano impegnato da anni sui temi dell’ecologia, della pace e della cura del creato. Un confronto sull’impronta ecologica che non cercava risposte facili, e che ha lasciato il segno. La corale e il violoncello di Claudio hanno chiuso la giornata creando, come scrive Lino, “un’atmosfera intensa.”

La comunità si è poi ritrovata per l’aperitivo e il pranzo di restituzione, un momento per stare insieme e per dire grazie, concretamente, a cinquant’anni di sostegno costante.

MERCOLEDÍ 22 APRILE - SOTTO TERRA, INSIEME

La serata con il Gruppo Grotte Brescia ha portato la festa in un territorio diverso: la speleologia, il buio, le rocce del sottosuolo. Un altro modo di raccontare il rapporto con la natura, verticale, silenzioso, sorprendente.

SABATO 25 APRILE - Libertà, radici e la roverella ritrovata

Il 25 aprile, ottantesimo anniversario della Liberazione, il gruppo si è ritrovato con gli Alpini al monumento ai caduti per ricordare e celebrare. Poi, all’Orto della Pace, è arrivato il momento rimandato: la roverella è stata finalmente messa a dimora come quercia celebrativa dei cinquant’anni di attività. Un gesto concreto per ribadire che libertà e pace crescono solo dove c’è rispetto per i diritti umani e per la natura.

Cinquanta anni sono un abbraccio lungo. Lino, il presidente, lo dice con le sue parole, e vale la pena riportarle: “Voglio dire un GRAZIE GRANDE, FORTE, SINCERO a tutti quanti.”

Un grazie a chi ha scritto, impaginato e fornito le fotografie per il giornalino. A chi ha allestito la mostra fotografica. A chi ha lavorato allo stand gastronomico e a chi ha servito ai tavoli con il sorriso. A chi ha gestito la lotteria. A chi ha reso magica la serata di speleologia con il Gruppo Grotte Brescia.

Un ringraziamento riconoscente agli sponsor che hanno sostenuto la festa con fiducia, e al gruppo Alpini per aver condiviso con noi la celebrazione della Liberazione.

Un grazie affettuoso a don Paolo — per la disponibilità, la vicinanza, per aver reso possibile ogni cosa.

E poi, un grazie speciale alla comunità intera: cinquant’anni di sostegno costante non sono un dettaglio — sono la ragione per cui siamo ancora qui.

Come segno concreto di gratitudine, parte del ricavato della festa andrà alle necessità del nostro oratorio, perché la comunità cresce solo se cresce insieme.

“Questa festa è stato un abbraccio lungo 50 anni”, scrive Lino. “Io oggi, che scrivendo posso nascondervi la mia emozione, voglio restituirlo a tutti voi.”

Grazie, grazie, grazie.

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